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C’è un’aritmetica silenziosa che chiude più conti di trading di qualsiasi singolo trade sbagliato. Perdi il 50% del capitale e non sei a metà di una buca da cui risalire in modo simmetrico: ora devi guadagnare il 100% su quel che resta solo per tornare al punto di partenza. La perdita e il recupero non sono immagini speculari, e la distanza tra loro si allarga più scendi in profondità. È questa distanza la vera storia del drawdown, ed è ciò che cambia il modo in cui dimensioni ogni posizione.
Molti trader trattano il drawdown come un numero da sbirciare dopo una brutta settimana. È molto di più: è la migliore misura di quanto dolore una strategia infligge lungo la strada verso i suoi rendimenti, la metrica con cui le prop firm ti bocciano, e la variabile che decide se una serie negativa è una normale flessione o l’inizio della fine.
In breve: il drawdown è la caduta dal picco più alto raggiunto, non dal deposito. Il numero chiave è il massimo drawdown, la caduta da picco a minimo più profonda. Il recupero è asimmetrico e segue G = D / (1 − D): un −20% richiede +25%, un −50% richiede +100%, un −75% richiede +300%. Tenerlo poco profondo, con rischio piccolo e costante per trade, è tutta la partita. Un trading journal automatico lo sorveglia in tempo reale al posto tuo.
Immagina l’equity del tuo conto come una linea su un grafico che sale e scende nel tempo. Ogni volta che segna un nuovo massimo, quello diventa un picco. Quando scende da quel picco prima di farne uno nuovo, la distanza che percorre in discesa è un drawdown. Quindi il drawdown si misura sempre dal punto più alto raggiunto in precedenza, non da dove sei partito e non dal tuo deposito.
Se un conto da 10.000 euro sale a 12.000 e poi scivola a 10.800, quello è un drawdown del 10% dal picco di 12.000, anche se sei ancora in guadagno dell’8% sul capitale iniziale. Il riferimento è il picco, sempre.
Per questo il drawdown cattura qualcosa che il solo profitto nasconde. Due conti possono chiudere entrambi l’anno a +30%, ma se uno ci è arrivato con una salita liscia e l’altro è precipitato del 40% in primavera prima di recuperare, non sono la stessa strategia e non portano lo stesso rischio. Il profitto ti dice dove sei finito; il drawdown ti dice cosa hai dovuto digerire per arrivarci. È anche il motivo per cui vale la pena imparare a leggere la forma della propria equity curve.
La parola si usa in modo approssimativo, quindi conviene separare le versioni che incontrerai davvero. Rispondono a domande diverse, e le prop firm in particolare tengono alla distinzione.
Le prop firm aggiungono una loro suddivisione sopra a questa, ed è quella che boccia più trader finanziati, quindi la trattiamo a parte più avanti. Prima, la matematica che rende tutto questo degno di attenzione.
Tutto gira su una sola formula. Il guadagno necessario per recuperare da un drawdown di profondità D è:
G = D / (1 − D) G = guadagno necessario per tornare in pari · D = profondità del drawdown
Una caduta del 20% ti lascia con l’80% del capitale, e 20 diviso 80 fa 25%, quindi serve un guadagno del 25% sulla base più piccola per tornare interi. La trappola è che il denominatore si rimpicciolisce man mano che la perdita cresce. A un drawdown del 50% stai lavorando con metà dei tuoi soldi, quindi gli stessi 50 punti di terreno perso pretendono ora un guadagno del 100%. Al 75% ti resta un quarto e devi quadruplicarlo, un rendimento del 300%, per annullare una sola corsa storta.

Il costo del recupero. La curva abbraccia la diagonale per drawdown lievi e diventa quasi verticale oltre il 40%.
La curva abbraccia la diagonale finché i drawdown sono lievi, ed è per questo che un trader che tiene le perdite entro il 20% riesce a risalire senza eroismi. Oltre il 40% circa si stacca, e oltre il 50% diventa il tipo di salita che richiede non solo bravura ma un cambio completo di fortuna. E la matematica qui è la versione ottimistica, perché assume che nient’altro peggiori. Nella realtà un drawdown profondo riduce anche il tuo position sizing, dato che regole di rischio prudenti ti rimpiccioliscono proprio quando avresti più bisogno di recuperare, ed erode l’unico asset che conta di più sotto pressione: il tuo giudizio. La fiducia si incrina, l’esitazione si insinua, e arrivano i trade di vendetta.
Calcolarlo a mano una volta è un esercizio utile. Percorri la tua equity line da sinistra a destra tenendo traccia del valore più alto visto finora, il picco corrente. In ogni punto, misura quanto l’equity attuale sta sotto quel picco corrente in percentuale. Il più grande di tutti quei divari percentuali, sull’intera storia, è il tuo massimo drawdown.
Esempio. Un conto va da 10.000 a 13.000, scende a 9.750, poi recupera a 14.000. La caduta più profonda è stata dal picco di 13.000 a 9.750, cioè 3.250 sotto 13.000: un massimo drawdown del 25%, anche se il conto ha poi fatto un nuovo massimo. Il nuovo massimo non cancella la cicatrice; il massimo drawdown ricorda il peggio.
Se operi un conto finanziato, il drawdown smette di essere una metrica da monitorare e diventa una regola che può chiudere il conto in un pomeriggio. Le prop firm impongono due limiti insieme.
Sfora uno dei due e il conto sparisce, a prescindere da quanto fossi profittevole la settimana prima. La maggior parte delle challenge fallite muore sul limite giornaliero, non su quello complessivo, perché basta una singola sessione di vendetta sovradimensionata dopo un paio di perdite per farlo scattare. È il cuore di come scegliere un trading journal per una challenge FTMO.
La difesa pratica è la stessa che aiuta ogni trader, solo imposta da qualcun altro: rischio piccolo e costante per trade. Rischiare l’1% invece del 3% per posizione triplica all’incirca il numero di perdite consecutive che puoi incassare prima di avvicinarti a un limite. È anche qui che il drawdown si collega al resto delle tue metriche: una strategia con un Sortino ratio alto è, quasi per definizione, una in cui il ribasso è poco profondo e controllato, esattamente il profilo che sopravvive alle regole prop firm. Il Calmar ratio va oltre e divide il rendimento annuo direttamente per il massimo drawdown.
Non puoi eliminare il drawdown, solo contenerlo. Le leve sono note:
Ciò che le tiene insieme è la misurazione. Non puoi gestire un drawdown che noti solo quando ti ha già fatto male, e pochi trader tracciano il proprio picco corrente a mano con onestà. La base sotto a tutto è un position sizing costante, perché size delle scommesse molto variabili rendono ogni limite di drawdown imprevedibile.
Sorvegliare l’equity line a mano è proprio il lavoro di routine che in silenzio smette di accadere. AlgoTech si collega al tuo conto MetaTrader 4, MetaTrader 5 o cTrader con numero di conto e server; le credenziali sono salvate cifrate e la piattaforma legge lo storico dei trade in sola lettura: non esegue ordini e non movimenta fondi. Da quel momento trovi calcolati in automatico:
Se tradi più conti, ognuno vive in un ambiente separato con il suo storico e il suo drawdown: i dati non si mescolano, e passi da un conto all’altro con un clic. È il modo giusto di leggere il drawdown, perché ogni conto va valutato sul suo picco, non su una media con gli altri.

Domande comuni sul drawdown nel trading.
Il drawdown non è il numero che guardi dopo il danno; è il numero che gestisci per prevenirlo. Tienilo poco profondo e la matematica del recupero resta dalla tua parte, il tuo sizing regge e il tuo giudizio sopravvive intatto. Lascialo correre in profondità e consegni al conto un debito che si capitalizza contro di te. Il primo passo è semplicemente vederlo in modo chiaro e continuo: picco, minimo, profondità corrente e cicli di recupero, sui tuoi trade reali.
Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria. Gli esempi numerici sono illustrativi. Algotech Srl non è un intermediario finanziario.